Estirpa e sradica per riportare la bellezza agli occhi di chi l’ha perduta


20180403_095922Questo uccellino – ribattezzato Cip – mi ha aiutata per due giorni consecutivi a fare giardinaggio. Mentre io sdradicavo erbacce e piante, che contribuivano a rendere il nostro giardino una giungla. Lui stava lì, ad un passo da me, ad osservarmi, senza paura, nemmeno quando mi avvicinavo lui aveva dei tentennamenti.  E da esperto  supervisore controllava i tratti di terra su cui avevo lavorato, e anche lui si dava da fare a spostare foglie e beccare il terreno, in cerca di cibo – lo so -, ma con una sollecitudine rumorosa che mi dava da pensare che anche lui fosse preso dal desiderio, come me, di rimettere ordine, di ritrovare quell’armonia che il nostro giardino aveva perduto ormai da tempo.

Per anni è stato oggetto dello zelo di una consorella che lo aveva reso a sua immagine e somiglianza: senza visione e senza attenzione. La sua paura del vuoto, dello stare dentro al vuoto, l’ha portata a riempire di ogni sorta di piante il giardino, senza guardare ad un’armonia di insieme, senza guardare allo stesso benessere delle piante, cosi costrette o dentro vasi troppo piccoli o in aiuole senza terra sufficiente. Vasi di terracotta e di plastica ovunque, senza criterio, sparsi per tutto il perimetro del nostro piccolo fazzoletto di erba, pieni di piante di sole foglie che si ripetevano e moltiplicavano, ancora e ancora. L’aiuola che fa da cornice ad una piccola grotta dove si trova la statua della Vergine Maria, carica di ogni sorta di pianta, lasciata crescere in modo disordinato, cespuglioso.

Questi due giorni li ho impiegati solo per sradicare e spiantare. E mi fa male la schiena! E lei, la consorella, sempre davanti agli occhi! Come ha potuto ridurre così questo piccolo angolo di verde? Come hanno potuto lasciarla fare in questo modo, per anni? Cosi, mi rendo conto, suona solo come un giudizio, In realtà, è stata una lunga meditazione, che ha avuto ben altri approdi, per grazia di Dio.

Voler ridonare vita a piante ormai imprigionate nelle proprie radici, perché costrette in vasi troppo piccoli, è stata un’esperienza di fatica e di dolore. Seppur costretta in uno spazio vitale angusto, la pianta faceva resistenza a lasciarsi andare. Abbarbicata con le radici alla poca terra rimasta non voleva saperne di lasciarsi portare verso occasioni di vita nuova. Ho sentito la lotta, la resistenza, e la  morte. Ci si aggrappa a tutto pur di rimanere in vita – ho pensato; ma in realtà quella non era vita, era solo sopravvivenza. Sarebbero soffocate, implose, in loro stesse. Eppure quanta resistenza!

Siamo così anche noi! Radicati nelle nostre situazione di disordine e di peccato, indisponibili al cambiamento, anche quando questo ci apre alla speranza di un meglio; così presi dalla paura della morte, da lasciarci morire di paura; violenti verso coloro che vogliono svegliarci da questo torpore; rigidi, inflessibili. 

Quanto poco ci vuole a radicare convinzioni, a creare disordine. Quanta fatica per riportare armonia, bellezza. 

Ci si abitua presto al disordine! Così, come si perde facilmente la bellezza, il valore essenziale che essa ha nella nostra vita.

Ho le mani e le braccia piene di graffi e tagli, ho lottato e sono stata tentata di mollare più e più volte: “tanto che vuoi che cambi? chi se ne accorgerà?”. Ci siamo talmente abituate a questo disordine, da pensare che il giardino non possa essere diverso… Sono morta … di stanchezza, di confusione, di sfiducia. Mi sono sporcata, infangata, e la terra mi è arrivata fin sopra i capelli. E la schiena mi farà male ancora per giorni, ne sono certa. E poi, l’opera non è compiuta, c’è ancora tanto da togliere e sarà necessario darsi da fare per mantenere ordine ed  armonia … e d’altra parte, c’è anche da considerare che altri, più esperti, o semplicemente più volitivi e dotati,  avrebbero saputo certamente fare meglio di me …

Eppure, nonostante tutte queste cose, io sono contenta di aver ritrovato una parte di me, capace di sporcarsi e di guardare al di là del proprio interesse, per portare armonia, dove questa sembra perduta; capace di ricercare la bellezza; desiderosa di cercare Dio in tutte le cose, anche nell’insegnamento della terra e della natura; attenta a non perdere occasione per imparare che nulla è nostro se pretendiamo di possederlo … contraddittoria come la natura che ho toccato, impastata di vita e di morte, come la terra di cui mi sono sporcata, mai completamente integrata.

E così, volevo condividere quello che ho imparato in questi due giorni di giardinaggio. E farne tesoro per la mia vita! Amen

 

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