Disarmarsi


La guerra più dura è la guerra contro se stessi.
Bisogna arrivare a disarmarsi.
Ho perseguito questa guerra per anni, ed è stata terribile.
Ma sono stato disarmato.
Non ho più paura di niente, perché l’amore caccia il timore.

Patriarca Atenagora I

Quando guardo in profondità dentro me stessa, non posso dire che quello che vedo mi piace; anzi, è proprio doloroso scoprirsi. Scoprire dietro a certi comportamenti inconsci, ferite del passato che però condizionano ancora il presente; riconoscere che i bisogni condizionano e, se non gli si dà un nome, rendono schiavi; trovarsi in crisi dentro le relazioni perché queste rimandano alle relazioni più significative, quelle parentali in cui qualcosa è mancato … Se non fosse per lo sguardo d’amore di Dio che si posa sulle ferite, bisogni, miserie e peccati, forse, avrei interrotto questo percorso di conoscenza di me stessa, o forse non l’avrei mai intrapreso. Non che la mia vita sia stata costellata da chissà quali tragedie, però, proprio perché in fondo posso dirmi fortunata, devo riconoscere che tante volte – e rischio di continuare ancora a farlo – ho banalizzato la mia vita perché incapace di vedere quanta grazia ci fosse già.

Allora che farsene di una consapevolezza, tanto più quando ha il gusto dell’amarezza?

Ho trovato bellissima la frase di Martin Buber:

“E’ vero che ciascuno deve conoscersi, purificarsi, giungere alla pienezza, ma non a vantaggio di sé stesso, non a beneficio della sua felicità terrena o della sua beatitudine celeste, bensì in vista dell’opera che deve compiere sul mondo di Dio”.

in vista dell’opera che deve compiere sul mondo di Dio questa lettura mi dà un senso di profonda libertà. Non si tratta di diventare superdonne o esseri perfettissimi, ma di sporcarsi le mani con la propria umanità per potere incontrare l’umanità degli altri, in quello che è il progetto, il mondo, di Dio; Suo, non mio! Non so se riesco a spiegarmi, ma, vista in questa prospettiva, la consapevolezza della mia insufficienza non è schiacciante, come vorrebbe la mentalità del mondo, ma è liberante, perché tutto viene rimandato ad un Altro, a Colui che è Signore della storia, l’Unico che può trasfigurare le ferite, pur non cancellandole, e far vivere nella prospettiva della resurrezione e non della sola morte.

Il fine di tutto non sono io; la stessa responsabilità che sono chiamata ad assumere verso la mia storia e la mia vita non ha come fine me stessa – perché questa sarebbe un’altra schiavitù– ma ha orizzonti più ampi, che io stessa non conosco, che sono nei pensieri di Dio; e tutto questo mi fa sentire che sono nel cammino della vita e che questo cammino posso viverlo nella vera libertà. Libera dalla schiavitù di un braccio di ferro continuo con i miei limiti! Libera di accogliere l’amore che mi viene donato, senza dovermi sentire sempre in difetto! Come sarebbe bello poter arrivare a dire, come il patriarca Atenagora I,

“sono disarmato dalla volontà di avere ragione, di giustificarmi squalificando gli altri. Non sono più sulle difensive … accolgo e condivido”.

Mi pare che proprio questa prospettiva accorci le distanze tra il desiderio di seguire il Signore e il modo in cui poi si riesce veramente a seguirlo, con i propri limiti. Non si tratta di andare oltre il limite, nel senso di superarsi per rispondere ad un modello ideale, ma imparare a coltivare il desiderio nel rispetto di quello che si è, limite incluso, facendo spazio così al Signore, alla sua volontà, ed in Lui, agli altri. Sì, intravedo, in questo l’apertura al rispetto del “mistero dell’anima del simile” astenendosi “dal penetrarvi con un’indiscrezione imprudente e dall’utilizzarlo per i propri fini “.

 

Sono disarmato della volontà di aver ragione,
di giustificarmi squalificando gli altri.
Non sono più sulle difensive,
gelosamente abbarbicato alle mie ricchezze.
Accolgo e condivido.
Non ci tengo particolarmente alle mie idee, ai miei progetti.
Se uno me ne presenta di migliori, o anche di non migliori, ma buoni, accetto senza rammaricarmene.
Ho rinunciato al comparativo.
Ciò che è buono, vero e reale è sempre per me il migliore.

Ecco perché non ho più paura.
Quando non si ha più nulla, non si ha più paura.
Se ci si disarma, se ci si spossessa,
ci si apre al Dio-Uomo che fa nuove tutte le cose,
allora Egli cancella il cattivo passato
e ci rende un tempo nuovo in cui tutto è possibile.

Patriarca Atenagora I

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