Giornata vocazionale


Ma perché nelle giornate vocazionali si continua a spacciare un dio esplosivo e spumeggiante, genio della lampada che esaudisce ogni desiderio, quando ha cosi poco a che fare col Dio di Gesù Cristo?!

Cosa manca? Il coraggio di dire che il Vangelo non è una favoletta a lieto fine, ma un’esperienza di vita che chiede di essere accolta, anche con fatica, perché chiede un cambio profondo di mentalità, che ci spinge ad andare contro la nostra natura iocentrica … e che la fatica, la delusione e le ripetute cadute non sono motivo per cui scoraggiarsi e capitolare, ma fanno parte integrante del cammino, del nostro essere umani, perché la vita è difficile per tutti e siamo tutti impreparati. E il Signore non viene a risolvere ogni cosa, a darci risposte certe e rassicuranti, ma a provocarci e sfidarci, e quando vuole lui, sì, anche a risollevarci, perché tutto questo non è inutile, non è fine a se stesso, ma è l’opportunità di vivere questa vita con piedi piantati per terra, presenti a se stessi, in grado di riconoscere e scegliere in una relazione di libertà sempre più piena, in cui noi ci scopriamo ed agiamo come uomini e donne umane …

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