Il mio primo Natale


Per tanti anni il ritrovarci da soli la vigilia di Natale mi ha fatto tanta tristezza. I tentativi di rendere festosa la cena erano così grotteschi, che avevamo la percezione di dover ripetere un copione, che non corrispondeva affatto ai sentimenti che portavamo nel cuore.

Quest’anno no! Quest’anno è diverso! Forse per la prima volta nei miei 33 anni, vivo il vero senso del Natale.

Mio padre è malato, di una malattia invisibile, che scalfisce anche il corpo, ma soprattutto altera la mente, la percezione della realtà, la personalità… Questo, nel tempo, ci ha portato ad isolarci, per il timore dei  suoi scatti d’ira e della violenza verbale che li accompagna. Ci nascondiamo, un po’, per tutelarlo, un po’, per tutelarci, da chi potrebbe non capire – e non capisce – che le malattie della mente, qualunque esse siano, sono devastanti quanto una malattia di cui il corpo porta i segni. E forse sarei ancora triste, se non avessi capito che il natale consumistico è una grande balle, che nulla ha a che vedere con l’Incarnazione.

Quest’anno, invece, sento di stare vivendo per la prima volta il senso del Natale.

In quella periferia – Betlemme-, nasceva un bambino che il mondo non voleva incontrare. La sua storia era già segnata dal rifiuto del messaggio che voleva portare: cambiare prospettiva! cambiare prospettiva e accogliere- a partire da quelle periferie esistenziali di umanità dimenticata-, la novità nella relazione con Dio, con ogni uomo, col mondo intero.

Non devo andare lontano per cercare un luogo altrettanto periferico per l’umanità festante: casa mia è una periferia! E  a casa mia, sta sera, non ci sono regali, né cenoni. Ci siamo noi nella nostra semplice, modesta e difficile quotidiana fatica. Eppure è Natale per noi!

Davanti al quotidiano difficile della malattia, entra la tensione di questa Buona Notizia che rende una periferia esistenziale un luogo di rinascita, un osservatorio sull’umanità, uno zoom, sì, sulle ferite, ma anche un cambio di prospettiva: da una visione centrata sul nostro dolore, ad un orizzonte di fiducia e ringraziamento verso un Altro che a questa sofferenza non dà l’ultima parola.Questo è il  vero Natale!

Allora abbraccio questa umanità piangente, sotto spoglie di bambino, e riconosco che nei lineamenti del suo volto io trovo i tratti di ogni uomo che oggi, soffre o gioiscè,  anche i tuoi, papà!

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