Semplicità disarmante


La semplicità per me rimane qualcosa di disarmante, che mi spiazza sempre.

Ho passato tutta la vita a costruire impalcature che sostenessero la mia debolezza e nascondessero il mio bisogno di essere amata e guardata.

Così, ho reso tutto complesso: la relazione col mondo (mai accontentarsi di immagini superficiali, e giù con indagini scrupolose e ricerche affannate per  fare mia la verità); le relazioni con gli altri (nelle quali non doveva mai trasparire il mio bisogno dell’altro, e quindi, vai con distacco, distanza, superiorità, critica. E quando qualcuno scopriva la piccola me, non potevo non sentirmi in questo denudata, umiliata e terribilmente indifesa); la relazione con me stessa (fatta di doveri e dover essere, con poco spazio per la tenerezza e la misericordia), e, non in ultimo, la relazione con Dio – reso così una proiezione sfocata di un io delirante e perennemente frustrato.

E questa struttura complessa ha retto fino ad un certo punto, mi ha fatto sentire sicura in alcuni momenti, ma poi è diventata una gabbia – e torna ad esserlo tutte le volte che in essa torno a rifugiarmi – che mi ha sepolta viva. Perché si può morire pur continuando ad essere in vita e ad agire in modo sorprendente per gli sguardi distratti degli altri.

A pensarci bene nella mia educazione il bisogno non era contemplato: dovevi essere moribondo per poter trovare spazio, altrimenti, beh, c’erano sempre cose più gravi e più importanti, e dunque si doveva caversela da soli.

Oggi, posso dire che non è colpa di nessuno, che la vita ci mette davanti delle scelte e che ciascuno, con gli strumenti che aveva a disposizione, ha fatto ciò che riteneva giusto, migliore, più umano.

Ma la semplicità mi disarma ancora! 

Chi fa facile parlare, chi chiama per nome i propri bisogni, chi non ha vergogna di esporre le proprie debolezze, chi non ha paura di mostrare la sua fragilità e la sua disponibilità ad essere accolto, prima ancora che ad accogliere… bene chi vive così mi sconvolge sempre, tocca le mie profondità e scuote la matassa resistente che ancora mi porto dentro, e che non mi permette di dire con la semplicità di una bambina:”anch’io ho bisogno di essere voluta bene, di essere apprezzata ed aiutata”, “non è vero che me la cavo sempre da sola, ed ho bisogno, sempre, degli altri”.

Ho bisogno di questa semplicità perché solo questa può rassicurare le mie paure, che altrimenti diventano montagne. E ne sono affascinata, perché mi riporta ad una relazione, con un Dio che non si lascia impressionare dalle mie argomentazioni dialettiche, ma, con semplicità disarmante – e la sua lo è più di ogni altra – mi invita a spendere la mia vita per ciò che vale, per ciò che è essenziale, per ciò che è semplice. 

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3 pensieri riguardo “Semplicità disarmante”

  1. Molto, molto bello questo post. Di una bellezza compiuta e articolata.

    Io ho una mia visione: la semplicità non esiste. Forse un tempo, migliaia di anni fa, forse solo allora la semplicità è esistita. Oggi la semplicità è un’altra cosa da allora. E’ più simile ad una conquista. E’ un percorso, complesso e non diritto, quello che porta le persone, alcune persone, verso la semplicità. E io credo, che in tutto questo ci sia un disegno, e credo sia proprio Dio il suo artefice. E il disegno riguarda l’umanità. Non riguarda il singolo di noi, riguarda l’Umanità intera. Il percorso del singolo è solo l’inevitabile tramite con cui si traccia il traiettoria più grande, quella i cui noi siamo solo un puntino.

    Ma questo posta rimane bellissimo. 🙂

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