Saletta “Il Sicomoro#


Disponibile per riunioni.

Studentato universitario San Giuseppe, Pisa

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La messe è molta


«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

Non appena ascoltiamo queste parole la nostra tradizione catechistica ci spinge a pregare perché giovani facciano la scelta del sacerdozio o della vita religiosa, mettendo la loro vita a disposizione dell’annuncio. Ma Gesù non parla di preti, di frati o di suore. Parla di me e di te e della dignità di rispondere alla chiamata a farsi annunciatori della Buona Notizia.

Proviamo ad uscire dalla logica dei ruoli. Ciò che conta non sono i titoli, ma la missione, il compito: operare per il Regno di Dio. Non saremo mai veramente pronti per assumerlo se non ci lasciamo abbracciare dal Suo amore…

è offrirmi a Dio perché mandi me come operaio della compassione, mandi me come lavoratore della pietà, mandi me con un cuore di carne a mangiare pane di pianto con chi piange, a bere il calice di sofferenza con chi soffre, a lottare contro il male. Mandi me, con mani che sanno sorreggere e accarezzare, asciugare lacrime e trasmettere forza, e dire così Dio.
La messe è abbondante. Lo sguardo positivo del Signore sorprende ancora il nostro pessimismo: «la messe è scarsa, le chiese semivuote». Lui vede altro: molto grano che cresce e matura, vede che il seme è buono, il terreno e la stagione e l’uomo sono buoni; la storia sale ” positiva ” verso un’estate profumata di frutti. Dio guarda e vede che ogni cuore è una zolla di terra ancora atta a dare vita ai suoi semi divini che in noi crescono, dolcemente e tenacemente, come il grano che matura nel sole” Ermes Ronchi .

Lettera ad un padre spirituale


Caro padre,

forse scrivendoti riesco a mettere a fuoco quello che ho vissuto negli ultimi mesi.

Credo di aver cominciato solo adesso, nonostante i diversi anni di ricerca di Dio e della sua volontà, il mio cammino di conversione.

All’inizio ho smontato pezzo per pezzo la mia vita in nome di Dio, e sono rimaste solo le macerie. Poi ho cominciato – o forse è meglio dire ho continuato – a fare i miei progetti ed a lasciare che altri li facessero su di me, attendendo che Dio li ratificasse come belli e buoni, non rendendomi conto che continuavo a ragionare secondo quelle categorie di successo e di grandezza a cui il mondo mi ha svezzata. E anche le macerie si sono frantumate.

Deluse tutte le mie aspettative e, soprattutto, delusa proprio da quella Chiesa che ritenevo come madre dovesse accogliermi, mi sono lasciata spingere dalla rabbia a cercare un riscatto: potevo perdere tutto, anche le mie idee stesse su Dio, ma non il desiderio di trovarlo e cercarlo. La rabbia, se canalizzata nella giusta direzione, è un motore fortissimo dell’azione … oggi me ne rendo conto! Mi ha condotto, insieme alla grazia di Dio, a fare delle scelte che mai avrei pensato di fare nella mia vita (come lasciare la mia famiglia nel bisogno), che mi spaventavano, rispetto alle quali avevo sempre cercato soluzioni di compromesso e giustificato me stessa per le mie non-scelte.

In questi anni però ho continuato ad essere arrabbiata! E me la sono presa con tutti: con le cose che non vanno nella Chiesa, con le suore della mia comunità, ma soprattutto con me stessa. Quanta violenza verso me stessa, per quello che avrei dovuto diventare e non riesco ad essere, per la mia fragilità limitante, per i miei doni non così brillanti, per la mia incapacità a lasciar emergere la fede in un Dio che salva … mentre io continuavo a non lasciarmi salvare!

Adesso sono stanca! Sono stanca di essere arrabbiata, e sono stanca di prendermela con me stessa. Sento la necessità – nonostante questo mi appaia un salto in un vuoto ancora più oscuro e profondo – di mollare la presa, di lasciarmi andare, e di abbandonarmi fiduciosa – ancorché timorosa – al Signore, provando ad accogliere il suo essere sempre totalmente Altro da quello che io posso immaginare e proiettare su di Lui.

Voglio “perdere il controllo”, e smettere di esercitarmi tutta quella violenza per mantenerlo.

Lo so, ciclicamente abbiamo bisogno di tornare a ricordarci le cose che pensavamo di aver capito, ma adesso, anche se un po’ provata, sono contenta, e mi godo questa contentezza, di aver capito che finché non imparerò ad amare me stessa, nulla di quello che farò sarà una vera risposta d’amore al Signore.

Chiedo tutti i giorni al Signore di insegnarmi ad amarmi per quella che sono. E mi rendo conto che il vero egocentrismo era credere di non avere bisogno – o di non meritare – di chiedere ciò di cui ho più bisogno.

Se vuoi, prega anche tu per me!

Quello in cui credo e quello che mi dà  vita


Faccio parte di quella élite di fessi che crede ancora nella parola data, che non fa promesse che sa di non poter mantenere, che crede negli atti di gentilezza, nel valore di costruire relazioni, di dare valore ad un pensiero, con un messaggio, una parola di apprezzamento, un grazie detto di cuore. Credo nel miracolo dell’attenzione, di uno sguardo che si posa sull’altro e gli ridona vita, svelandogli la bellezza che ha ma non vede. E credo nell’amicizia come legame sacro che unisce persone che si scelgono in modo non esclusivo, eppure per sempre.

E credo in tante altre cose, e per tutte queste spesso mi sento avvilita, offesa, umiliata da un mondo che trasuda superficialità e strumentalità. Siamo talmente abituati al fast food che non sappiamo più gustare un cibo pregiato.

Ma non voglio scendere a compromessi con ciò in cui credo, non più! Allora continuerò a crederci e ad impegnare la mia vita per realizzarlo, anche se mi procurerà cento morti, e ci sarà sempre chi se ne approfitterà o indifferentemente non gli darà valore … Perché quello in cui credo e quello che mi dà vita! E così sia

Fammi piccolo…


Fammi piccolo, Signore, e nelle tue mani ritroverò la coscienza del prezzo che per me hai pagato. Ricordami quanto sono prezioso, perché gettarmi davanti ai porci non mi sembri l’unica alternativa. Insegnami a sprecarmi – ma per te, sotto i tuoi occhi vigili. Nessuna zampa calpesterà l’opera delle tue mani, nessuno sbranerà le mie carni – perché in te io cammino e in te serbo la santità della mia vita.

Rendimi capace di essere sempre attiva risorsa d’amore, perché piuttosto che scegliere di non fare ciò che non vorrei fosse fatto a me io sia sempre capace di scegliere di fare. Scegliere di agire, nel tuo nome. Scegliere di partire, per il tuo amore. Scegliere di intraprendere la strada stretta, con la fiducia di chi sa che nessuna salita sarà troppo pesante e nessun sentiero troppo ripido, se la tua mano conduce. Perché non ti troverò nell’eloquenza sfacciata della grandezza, ma nella nobile umiltà della piccolezza.

Fammi piccolo, Signore, e nessuna porta sarà abbastanza stretta da tenermi lontano da te e dalla vita che in te è.

#getupandwalk #retegesuitiegiovani

Vita da novizia


Va così: ti impegni nelle cose, le assumi con serietà, approfondisci, ti dedichi, cercando di farle con competenza, dando loro un significato -magari tralasciando anche cose che sarebbero più importanti per la tua vita personale – e nessun grazie, nessuna forma di riconoscenza, anzi la netta sensazione che quello che resta di te è che sei sempre la solita rompipalle e che quello che resta a te è un senso di frustrazione e di malinconia. Cosa ho cercato veramente? Chi ho cercato? Forse solo me stessa? Forse solo, e ancora, uno sguardo che desse valore alla mia vita? Quel valore che ancora io da sola non so dargli…

Grazie Signore per questa sensazione di avvilimento, perché anche dentro di essa trovo Te, la tua Parola che mi accoglie nella verità di ciò che sono, e mi educa alla ricerca di un solo sguardo, il Tuo, il solo nel quale, al di là di ogni mia comprensione, tutto trova unità, senso e valore.

Papà


In quest’ultimo anno ho capito che una mancanza rimarrà sempre tale! E che la consapevolezza, e tutti i soldi investiti per raggiungerla, non alleviano lo smarrimento e il rischio di continuare a voler colmare ciò che vuoto è! Neanche Dio stesso può riempire questo vuoto. Non sarebbe giusto! Non si tratta di trovare soluzioni né sostituti o comparse…

Eppure Dio questo vuoto vuole abitarlo, se lo si lascia fare, insieme a me.

Quindi, papà, mi mancherai ancora e sempre, e non proverò più a negarlo o fingere che non sia così. Custodirò quello che ci resta di vivere insieme. E proverò a farlo facendo quello che la vita mi chiede: diventare adulta!

23 maggio 1992 per non dimenticare


“Chiunque è in grado di esprimere qualcosa deve esprimerlo al meglio. Questo è tutto quello che si può dire, non si può chiedere perché. Non si può chiedere ad un alpinista perché lo fa. Lo fa e basta. A scuola avevo un professore di filosofia che voleva sapere se, secondo noi, si era felici quando si è ricchi o quando si soddisfano gli ideali. Allora avrei risposto: Quando si è ricchi. Invece aveva ragione lui.”

Streetart


Matriarche


La mia è una famiglia di impostazione matriarcale, la cui storia è segnata dalla presenza di donne forti, coraggiose e capaci di gesti di grande generosità, fino alla abnegazione totale di sé. Ma con grandi difficoltà e resistenze a lasciarsi amare, perché troppo orgogliose, perché incapaci di riconoscersi bisognose dell’altro, perché abituate a non poter contare su nessuno, perché terrorizzate dall’idea di vedere ancora tradita la loro fiducia, soprattutto quella riposta in un uomo … Perché scoprirsi deboli e vulnerabili potrebbe spezzarle, per sempre! Le figure maschili restano così nell’ombra.

Io raccolgo quest’eredità dura, faticosa, dentro la quale, a volte, sì, resto anch’io prigioniera, ma, oggi, no.

Oggi no! Almeno non vorrei. Non vorrei perché la mia forza mi porta troppo spesso a non vivere da persona integrata, a non voler accettare i miei bisogni, tra i quali, oggi, sembra più forte che mai, quello di confrontarmi in modi sani, maturi e nuovi col maschile. Senza iniziare braccio di ferro estenuanti, senza voler dominare, condurre necessariamente il gioco, senza svilire il mio femminile per diventare io l’uomo della situazione. Né svilirmi per piacere a tutti i costi.

Oggi vorrei scrivere queste cose nel mio cuore, per non sentire più il disagio nell’essere semplicemente quella che sono, per non sentirmi più inadeguata nel mio essere donna, per smetterla di non accettarmi per quello che sono, cercando tutti i modi per apparire differente, più bella, diversa da quello che semplicemente sono, rimanendo solo schiava di tutto questo!

Lo vorrei veramente e lo vorrei per me! E te lo chiedo, perché so che tu ascolti i desideri più profondi del mio cuore …

Solo la verità rende liberi

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