L’immaturità di una generazione


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo12,38-42.

In quel tempo, alcuni scribi e farisei interrogarono Gesù: «Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno». Ed egli rispose: 
«Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. 
Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 
Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c’è più di Giona! 
La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall’estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c’è più di Salomone!». 

L’immaturità di una generazione, che continua a chiedere segni, anziché riconoscere il Segno di una presenza… È anche l’immaturità della nostra generazione, autocentrata, incapace di fare memoria della propria storia e di scorgervi un insegnamento, presente, vivo, urgentissimo. Chiudiamo gli occhi su ciò che accade ancora, oggi, e poi invochiamo un intervento dall’alto, per dare soluzione a ciò che non vogliamo cambiare. 

Questa è un’applicazione del capitalismo e del consumismo estremo alle questioni esistenziali, alla fede. Desiderare per avere, consumare, usare, pretendere, sfruttare, chiedere, chiedere, chiedere, delegando e scaricando ad altri le proprie responsabilità.

E questo nonostante Dio ci abbia resi liberi dalla schiavitù per essere responsabili del nostro agire, fino all’estremo di poter, in forza di questa libertà, negare e rifiutare la presenza di Colui che ci ha liberato.

Forse, dovremmo solo accettare che occorre crescere, che maturare significa riconoscere i propri bisogni, accettare che essi non sempre possono trovare soddisfazione, e che questo può tradursi in un bene, più grande, se siamo capaci di decentrarci e tornare ad essere semplicemente umani! Questo sarà il segno che cerchiamo e che cambierà la nostra vita e il nostro modo di vivere. 

Apostola degli apostoli


Mission


Chiamati ad un incontro che ha come luogo privilegiato la missione. Non c’è chiamata senza missione, né missione senza chiamata. Il fine ed il centro, perché nella cura missionaria viviamo la relazione con Colui che ci chiama ad uscire da noi stessi, a prendere il largo, ad investire la nostra vita per l’altro.

Altrimenti i nostri cammini, le nostre stesse fatiche, dolori e delusioni, saranno solo autorefernziate e non ci faranno incontrare nessun altro se non noi stessi.

E oggi la missione è proprio la cura di chi ho accanto, che forse non ho scelto, ma la cui storia mi interpella.

Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?


La logica della retribuzione: cosa ne otterremo? Si possono fare tante belle prediche su come questo sia completamente fuori dalla logica del Vangelo. Ma la verità è che tutti, prima o poi, cadiamo in questo interrogativo: davanti ad un mondo in cui il male sembra avere la meglio, io che mi comporto bene, cosa ottengo? Cosa me ne viene? Oppure, quale premio o privilegio nell’essere cristiano?

Dare risposte facili è una forte tentazione, come anche quella di soffocare le domande scomode. Ma invece la Parola ci chiede di scomodarci, di sollevare interrogativi e dubbi, e di disturbare Colui che è Parola, per chiedere, domandare … ed accogliere, in atteggiamento d’ascolto, la sua risposta.

Proverò allora a prendermi qualche minuto oggi, e chiederò al Signore la luce per ascoltare ciò che Lui mi vuole rispondere, attraverso questa Parola del giorno, così come attraverso la vita.


Vino nuovo in otri nuovi


È così difficile uscire dalle vecchie logiche, ci sembra uno strappo mortale, e, pur mossi da grandi desideri, troviamo più facile ricadere in esse che convertire la nostra mentalità.

Gesù insiste, però, nell’invito a fare questa inversione ad U intellettuale, per uscire anche dalle migliori intenzioni di fede volontaristiche, ed entrare nella logica della fiducia, che non è accettazione passiva, ma presa di coscienza della nostra fallibilità e bisogno dell’Altro. Questo ci rende più liberi, questo fa nuove tutte le cose, e questo, in fondo, ci rende più autenticamente noi stessi.

Crescita 


Crescita non è sempre andare avanti! Crescita è anche fermarsi, tornare indietro, darsi il tempo, dare agli altri il tempo, e accettare anche che questo può non essere mai abbastanza …

La smania di progredire, sempre di più, quanti cadaveri lascia alle nostre spalle?

Crescita non è una voce di bilancio; non è nemmeno lo sviluppo multitasking delle competenze.

Crescita è accompagnare, soprattutto chi è più debole, nel cammino che porta ad essere uomini e donne, cioé persona, nel senso alto e profondo della vocazione umana; e ciò prima che  dipendere dalle capacità e dai talenti, sarà legato ai limiti, alle carenze, alle ferite, ed alla sfida che essi pongono, ed all’umanità che da essi può fiorire.

Una societas in cui si corre ad alta velocità, lasciando indietro i più deboli, è una societas che perde di vista la sua stessa vocazione: quella di essere umana! 

E una societas che non è umana non è nemmeno evangelica, neanche se si fa chiamare cristiana …

Attraverso le tue ferite


Delle migliori intenzioni


Si illudeva che la poca chiarezza che aveva dentro di sé, fosse oscura anche per gli altri. Invece gli altri vedevano e, soprattutto, subivano le conseguenze del suo agire. Così impegnato a riempire un senso di vuoto, non si rendeva neanche conto di usare gli altri, di ferirne i sentimenti. E davanti a chi provava a metterlo in guardia, abbozzava una consapevolezza di circostanza, ma poi, dritto come un treno, nella sua spasmodica ricerca di sé. Cercava sostenitori rispettosi per le sue battaglie, ma non si rendeva neanche conto di come fosse lui a mancare di rispetto e di sostegno verso gli altri.

Quando usi una persona come passatempo le lasci quel senso di sfiducia che le renderà difficile e doloroso tornare a fidarsi. La obblighi alla diffidenza ed alla paura che in ogni relazione si troverà ancora addosso quell’amaro senso si frustrazione e colpa per non essersi resa conto prima, per averlo permesso … sì, come se fosse colpa sua, se personaggi come te hanno strumentalizzato e banalizzato i suoi sentimenti.

Ma non ascoltava! 

Finché non rovino tutto e si ritrovò solo! E a quel punto cosa fece?

Ci sono due possibili finali: comprese e crebbe. E provo anche a riparare, anche se certe ferite, una volta provocate, non permettono più di tornare indietro o di andare avanti, hanno cambiato la storia, irrimediabilmente.

Oppure, riprese il suo copione in mano, lo riscrisse, pensando che cambiando i personaggi e le sceneggiature avrebbe cambiato se stesso, e si ritrovò, invece, ancora una volta prigioniero di una dinamica sempre uguale, con un finale già scritto e preannunciato.

Voi che dite?

Non sono degno 


Abbiamo innalzato l’idolo della coerenza e ci siamo prostrati ad adorarlo. Degni di Dio, questo ci siamo creduti, dall’alto dei nostri seggi, pronti ad insegnare al mondo come si deve vivere. Abbiamo fatto dell’annuncio cristiano una religione moralizzatrice, che stabilisce scrupolosamente cosa si deve e cosa non si deve fare. Abbiamo avuto paura, e torniamo ad averne, tutte le volte che la vita, e le sue inaspettate manifestazioni,   viene a provocarci. Pur di rimanere sicuri sui nostri seggi, abbiamo rinunciato alla libertà, ed abbiamo provato a rendere schiavi anche gli altri. Ed abbiamo abbandonato i sentieri insicuri della fiducia, per trincerarci dietro la solidità dell’istituzione.

Signore Gesù, ci siamo dimenticati di te. Abbiamo creduto in una dottrina, ed abbiamo dimenticato che tu sei una persona. Abbiamo chiuso gli occhi sulla tua umanità e siamo diventati ciechi nella nostra. 

Dì soltanto una parola, ancora, e saremo salvati. Lasciaci scoprire la nostra indegnità, spogliaci dalle nostre finte sicurezze, non lasciarci schiavi di una legge a cui vorremo ridurti, rendici liberi con te.  E con te, anche se malati, celebreremo la vita! 

Solo la verità rende liberi

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